15 attaccanti esplosi con Zeman
12 Maggio 2020
Ciro IMMOBILE

Approda al Pescara nell’estate del 2011, dopo due prestiti a Siena e a Grosseto senz’infamia e senza lode. Sulla panchina degli abruzzesi è appena arrivato Zeman, un allenatore che gli cambierà la carriera. In quel campionato di Serie B, infatti, l’attaccante nato a Torre Annunziata segnerà la bellezza di 28 reti in 37 presenze, divenendo così capocannoniere del campionato cadetto. Il bomber della nazionale rivelerà ad un’intervista: «Zeman è stato fondamentale per me, anche sotto l’aspetto tattico. Mi diceva sempre che ero la rovina della squadra, nonostante segnassi valanghe di gol. Si riferiva al mio senso tattico, che ancora non era al top: facevo movimenti finalizzati solo alla realizzazione finale, e non sempre in sintonia col resto della squadra. Grazie a lui ho perfezionato questo aspetto e ho fatto il definitivo salto di qualità».
Lorenzo INSIGNE

Il rapporto tra Insigne e Zeman ha ancora lo stesso comune denominatore: Foggia. È lì che i due si conoscono. Il tecnico boemo lo riceve in prestito dal Napoli, e gli concede subito un posto da titolare nel suo tridente attacco. Insigne e il 4-3-3 di Zeman risultano essere sin da subito compatibili: il giovane napoletano mette a segno diciannove gol in trentatré partite. L’anno successivo, Zdenek approda a Pescara e ottiene nuovamente Insigne in prestito dal Napoli: il giovane calciatore ripaga la fiducia del mister a suon di gol e grandi giocate. In tutto, nella stagione 2011-12, l’attaccante napoletano metterà a segno diciotto gol, piazzandosi secondo nella classifica marcatori, dietro al suo compagno Immobile, contribuendo alla promozione del club abruzzese in Serie A. «Se sono dove sono adesso è merito di Zeman, che mi ha fortemente voluto a Foggia e a Pescara, e mi ha fatto crescere molto».
Vitali KUTUZOV

Adriano Galliani lo porta al Milan nell’estate del 2001, sborsando tre milioni e mezzo per prelevarlo al BATE Borisov, dove in quattro anni aveva segnato 44 gol in 76 partite. Con i rossoneri, tuttavia, il bielorusso non convince, e nel 2003 viene spedito in prestito in Irpinia, nell’Avellino allenato da Zeman. Nonostante una stagione disastrosa – i verdi concludono al penultimo posto con soli 37 punti raccolti in 46 giornate – Kutuzov riesce a mettersi in mostra, siglando ben quindici reti. Lo comprerà la Sampdoria di Garrone e Novellino nell’estate successiva, ma le prodezze realizzate nell’annata zemaniana non si riprodurranno più. Sentite cosa disse a proposito del tecnico boemo: «All’inizio credevo fosse un serial killer, per l’incessante ritmo che ci imponeva in allenamento. Poi, è stato grazie a lui se sono riuscito ad arrivare in Serie A».
Pablo Daniel OSVALDO

Un ragazzo che avrebbe sicuramente potuto raccogliere molte più soddisfazioni di quante non se ne sia tolte nei suoi primi undici anni di carriera calcistica, prima della pausa per concentrarsi sulla musica. Conosce Zeman nel 2006, a Lecce. Il boemo, infatti, è tornato in Salento per provare a riportare i giallorossi in Serie A, e decide di puntare sul giovane attaccante italo-argentino, in cui vede doti da grande goleador. Nella prima parte della stagione, Osvaldo segnerà sei reti. Con l’esonero del tecnico, poi, non ritroverà con frequenza la via del gol. I due si ritroveranno a Roma, nell’estate del 2012. Il tecnico ceco punta tutto sul bomber di Lanus, e verrà ripagato con undici gol in ventitré partite, che, tuttavia, saranno insufficienti per evitargli l’esonero a febbraio. Osvaldo dirà: «Zeman, insieme a Conte, è il miglior allenatore che abbia mai avuto. Non solo, è stato come un secondo padre per me».
Roberto RAMBAUDI

Con Signori e Baiano, Rambaudi compone il celebre Tridente delle Meraviglie del Foggia di Zeman. Si trasferisce a nel club pugliese nel 1989, e vi resterà per tre anni, nei quali metterà a segno quasi il 50% delle reti realizzate in tutta la sua carriera, sfruttando al meglio le trame offensive del calcio proposto dal tecnico boemo. Dopo una parentesi di due anni all’Atalanta, Rambaudi viene acquistato dalla Lazio, espressamente richiesto dal tecnico, che insieme a Signori ricompose i due terzi dell’attacco che fece tanto sognare il pubblico foggiano qualche anno prima. «Zeman? Al Foggia era vent’anni avanti a tutti gli altri suoi colleghi. Mai nessuno mi ha insegnato tanto in fase offensiva come lui. Giocavamo un calcio propositivo, in un campionato che allora era di un livello superiore. In allenamento ti distruggeva, ma in campo poi andavamo il doppio».

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