Privacy Policy Cannavaro al terzo posto fa capire quanti mostri sacri ci siano in questa classifica - Pagina 3 di 3

Cannavaro al terzo posto fa capire quanti mostri sacri ci siano in questa classifica

13 Settembre 2021

5. Christian VIERI

27 GIUGNO 1998 | Bobo Vieri colpisce ancora: Norvegia KO | TuttoCalcio360°

Attaccante vero, prima punta vecchio stile, grosso, forte, deciso sotto porta, abile con i piedi e di testa, prototipo del centravanti di sfondamento. Ha messo a referto un gol ogni due partite, brillando soprattutto con la maglia della Nazionale Under-21, di quella maggiore, dell’Atletico Madrid e dell’Inter. Nell’estate del 1999 passò dalla Lazio ai Nerazzurri per novanta miliardi di lire, primato assoluto all’epoca e ripagò la fiducia del patron Moratti con 123 reti in 190 presenze. Ciò che manca gli manca per scalare ulteriormente la classifica sono gli allori più prestigiosi: infatti i trofei più importanti nella sua bacheca sono due titoli di capocannoniere, una Coppa Intercontinentale, uno scudetto ed una Coppa delle Coppe, sicuramente il miglior centravanti italiano degli ultimi trenta anni.

4. Javier Adelmar ZANETTI

Legends. Javier Zanetti e la sua Inter, una storia d'amore vissuta sempre  di corsa | Sportcampania.it

Nei suoi vezzeggiativi ci sono le pennellate della sua personalità e del suo modo di intendere il calcio: Pupi, soprannome innocente e gentile; ma anche El Tractor, per come arava la fascia da cima a fondo. Nel lontanissimo 1995, appena ventiduenne, Zanetti viene acquistato dall’Inter in coppia con il più quotato Rambert, ma il Biscione scoprirà ben presto che il vero fenomeno è quel ragazzo che corre sulla fascia. Forte, concreto, dotato della capacità polmonare di un apneista e allo stesso tempo bravo con i piedi, altruista, terzino tornante, esterno alto all’occorrenza, oppure interno di centrocampo. Dove lo mettevi, stava bene. Capitano dell’Inter per tredici anni, ha legato il suo nome a doppio filo con i nerazzurri e con l’Albiceleste (145 presenze). Oltre i sedici trofei con la Beneamata – compreso lo scintillante 2010 – è giusto ricordare il carisma, il modo pulito e mai sopra le righe di onorare la maglia, l’essere gentiluomo anche nel furore agonistico. Una leggenda, l’ultimo numero 4 della storia interista.

3. Fabio CANNAVARO

Mondiale 2006: Cannavaro, la partita perfetta contro la Germania- Video  Gazzetta.it

Podolski ha ancora gli incubi la notte e noi gli occhi a cuore. Cosa possiamo descrivere del suo Mondiale in Germania? Cannavaro monumentale, gigantesco, pantagruelico, universale. Aveva la calamita per ogni pallone pericoloso, bloccava pure gli inserimenti dei moscerini, staccava di testa come un cestista NBA, copriva a destra e a manca eppure non perdeva la classe del campione. Difensore centrale sontuoso, fisico scultoreo, tatticamente perfetto, acrobatico alla bisogna e bruciante negli scatti. Il meritato Pallone d’oro 2006 coronò una stagione sublime, premiò chi aveva guidato quella difesa invalicabile. Napoli, Inter, Juventus, Real Madrid, ancora Juve, per poi finire la carriera negli Emirati Arabi Uniti. Ben 136 gare con gli Azzurri, una a caso delle quali culminata con la Coppa del Mondo FIFA alzata nel cielo di Berlino. Se non citiamo il la nell’azione del 2-0 sui tedeschi in semifinale non saremmo nostalgici: «Arriva il pallone, lo mette fuori Cannavaro! Poi ancora insiste Podolski… Cannavaro! Cannavaro!». Grazie Capitano.

2. Ryan GIGGS

Quando Ryan Giggs venne scartato dal Manchester City

Non si può nominare Giggs senza far riferimento all’epoca d’oro del Manchester United e di Sir Alex Ferguson. Ryan inizia proprio con i Red Devils agli ordini del manager scozzese e non vestirà mai altra maglia di club. Ala duttile e instancabile, molto britannico per la disponibilità ad aiutare la squadra, ma anche decisivo in prima persona, capace di andare sul fondo e creare superiorità numerica, oppure accentrarsi e finalizzare. Abbinava naturalmente un tasso tecnico elevatissimo a corsa e velocità esplosiva. Giggs ha fatto registrare una miriade di record in Premier League per longevità e costanza in fase realizzativa. A chiudere il cerchio le sessantaquattro presenze con il Galles e le Olimpiadi di Londra come fuori quota nel Regno Unito, quando è divenuto a quasi trentanove anni il più vecchio a giocare e segnare ai Giochi a cinque cerchi. Bastano trentasette trofei? No? Allora aggiungiamo che è anche Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico.

1. ROBERTO CARLOS da Silva

Roberto Carlos: biografia del terzino brasiliano - Campioni Calcio

È lui il miglior calciatore nato nel 1973, nonché uno dei più forti terzini sinistri di ogni epoca. Possiamo parlare per ore di un sacco di eventi, vittorie, sprint sulla fascia, tiri sparati col bazooka e gol. Possiamo narrare le gesta di quel brasiliano con le cosce ipertrofiche, delle 125 volte in campo con la Seleção, delle sue 132 reti in incontri ufficiali (un terzino col vizietto dello spaccare la porta), del Real Madrid dei Galacticos, delle tre Champions League, delle due Coppe América e del Mondiale 2002 a tinte verdeoro. Oppure ricordare quel tiro al volo partito dai cartelloni pubblicitari finito in rete contro il Tenerife nel 1998. Potremmo anche ripassare a mente l’esecuzione del calcio di punizione più iconico di sempre, a Lione, durante Il Torneo di Francia 1997: la rincorsa chilometrica, il bolide effettuato con le tre dita che abbiamo provato tutti a imitare rompendo scarpe e perdendo palloni, la traiettoria contro le leggi della fisica che pietrifica Barthez. 137 km/h, un missile da oltre trentacinque metri che scrisse una pagina di storia. Ma evitiamo di annoiarvi con cose arcinote e preferiamo focalizzarci sull’intuizione di Roy Hodgson, che all’incompreso talento di Roberto Carlos, preferì spesso il più “difensivo e tatticamente ordinato” Pistone. Ed è grazie al tecnico inglese che la sua carriera spiccò il volo.

di Lorenzo Andorlini