La rosa Under 21 che vinse l’Europeo 1994 è la migliore di sempre? Giudicate voi
28 Ottobre 2021
Fabio GALANTE
Fuori dal campo si è guadagnato la fama di playboy. Sul rettangolo verde, tuttavia, era impegnato a “chiedere il numero” agli attaccanti avversari, risultando un marcatore ferreo. Dopo gli esordi con l’Empoli, si mette in evidenza col Genoa, dove segna in un derby della Lanterna a ventuno anni, risultando per quasi sedici anni il più giovane marcatore della stracittadina. Passa poi all’Inter, dove è titolare nella vittoriosa Coppa UEFA 1997-98, per poi giocare un decennio tra Torino e Livorno. Con l’Under 21 ha vinto, oltre al titolo 1994, anche quello del biennio seguente, superando in finale la Spagna.
Paolo NEGRO
Bandiera della Lazio, con la bellezza di 376 gettoni in campionato e 64 in Europa, particolare quest’ultimo che ne fa il recordman dei biancocelesti nella categoria. Arriva nella Capitale proveniente dal Brescia e si impossessa della corsia destra della retroguardia, arrivando a segnare ben itti reti nel 1994-95, sotto la guida di Zdenek Zeman, da sempre un amante delle scorribande dei suoi esterni nella metà campo avversaria. Il rapporto col club si incrina con l’arrivo del presidente Lotito: Negro rifiuta di spalmare l’ingaggio e finisce fuori rosa, passando poi al Siena per gli ultimi anni di carriera.
Christian PANUCCI
Terzino di spinta nel Milan di Fabio Capello, dominatore in Italia ed in Europa, libero alla vecchia maniera in Under 21. È l’emergente difensore di Savona l’ultimo baluardo del roccioso 5-3-2 azzurro, garantendo lettura del gioco, interventi tempestivi e capacità di impostazione: anche perché in rosso-nero ha preso lezioni da Franco Baresi, il migliore in quel ruolo. La vittoria di Montpellier sembra spalancare le porte ad un lungo futuro in nazionale tra i senior, ma il feeling non decolla: nonostante militi ad alti livelli, passando da Real Madrid ed Inter prima di una lunga avventura a Roma, prenderà parte ad un solo mondiale, quello del 2002, uscendo poi definitivamente dal giro all’arrivo di Marcello Lippi.
Emanuele TRESOLDI
Arrivato all’Atalanta dalla SPAL, dal momento che è nato in provincia di Ferrara, Tresoldi è il classico numero 3 capace di sgroppare su e giù per la corsia mancina. A Bergamo, tuttavia, ha davanti Luigino Pasciullo e passa in prestito al Ravenna, dove non evita la retrocessione ma trova comunque modo di salire sul trono continentale. Saluta definitivamente la Dea nel 1997, passando al Castel di Sangro, e nel 2002 approda addirittura in Cina, una sorta di precursore verso il mondo asiatico, fresco del mondiale disputato in Corea e Giappone. Curiosità: il figlio Nicolò, classe 2004, gioca in Germania all’Hannover ed è considerato un ottimo prospetto.
Daniele BERRETTA
Nel vivaio giallorosso viene etichettato come grande promessa, centrocampista ricco di talento ma con ottima propensione anche al sacrificio. Dopo un anno in prestito al Vicenza, ai tempi dell’Europeo è tornato all’ovile e, dopo diciassette presenze in giallorosso, è titolare in finale con un insolito numero nove sulle spalle (all’epoca i numeri, portieri esclusi, si danno in ordine alfabetico per ruolo): in giallorosso, inspiegabilmente, la carriera non decolla e per emergere deve passare al Cagliari, dov’era già stato nel 1994-95, diventando una bandiera degli isolani e, a seguire, gioca un triennio all’Atalanta prima di chiudere tra Ancona e Brescia.
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