Oggi sono 304, nel 1994/95 gli stranieri in Serie A erano 60 e guardate che nomi
1 Giugno 2020
SAMPDORIA
Sinisa MIHAJLOVIC
La Sampdoria lo accoglie a braccia aperte e, dopo due anni interlocutori con la maglia della Roma, finalmente Sinisa Mihajlovic riesce a mettere in mostra tutte le sue carte. Ad allenare i blucerchiati c’è Sven-Göran Eriksson che lo reinventa come centrale difensivo dopo una vita trascorsa sulla fascia sinistra e l’intuizione del tecnico svedese rappresenta per lui un elisir di lunga vita. Interpreta il ruolo alla perfezione e in men che non si dica diventa padrone della linea arretrata che inizia a far intravedere le prime crepe del tempo con Mannini, Vierchowod e Ferri nel ruolo di primi interpreti. S’inserisce così bene che i doriani non ci pensano su più di tanto e trasformano il prestito in acquisto definitivo. Inizia a far vedere di quali prodezze è in grado con il suo sinistro micidiale e, alla fine della prima stagione, mette a segno tre reti in venticinque partite. La Sampdoria ha un nuovo leader. E viene da Vukovar.
Ruud GULLIT
All’ombra del faro, davanti al mare di Genova, Ruud Gullit trova il suo refugium dallo stress di un mondo che sembra sfuggirgli sempre di più tra le mani. Troppo stress, troppe tensioni a Milano. Meglio l’atmosfera pacata del capoluogo leader per tornare a divertirsi, come accadeva prima e com’è accaduto nell’annata precedente. Dopo il fulmineo ritorno e divorzio dal Milan, la Sampdoria riaccoglie il suo Tulipano prediletto che gioca in posizione leggermente più arretrata rispetto all’usuale, con la maglia numero quattro sulle spalle. Ciononostante, nulla gli impedisce di andare a rete con la regolarità di un attaccante: la sua annata si conclude con nove reti in ventidue match, fra cui si ricordano tre doppiette realizzate contro Cagliari, Roma e Fiorentina.
Vladimir JUGOVIC
Con la coccarda della Coppa Italia sul petto, il centrocampista di Trstenik ritrova in blucerchiato Mihajlovic, ex compagno di squadra ai tempi della Stella Rossa, con cui conquistarono la Coppa dei Campioni nel 1991. Fu proprio quello il trampolino di lancio verso l’Italia per Vladimir e Sinisa. Il primo scelse subito i colori della Sampdoria, rivelandosi uno dei migliori acquisti del 1992. Ormai, con i galloni di insostituibile, Jugovic si appresta a vivere la sua ultima stagione in Liguria e soltanto alcuni infortuni ne limitano l’impiego: scende in campo in ventuno occasioni, segnando anche tre reti prima di salutare la truppa ed andare alla Juventus.
David Andrew PLATT
Come in un’isola felice, anche il trequartista inglese ha trovato nella Sampdoria la sua isola felice, al riparto dalle critiche e dallo stress. Proprio come Gullit. Ma se Ruud ha dato l’addio al Milan dopo una vita in rossonero, l’ex dell’Aston Villa ha pagato lo scotto del grande club, raggranellando pochissime soddisfazioni durante l’anno trascorso con la Juventus. A Marassi, David si fa apprezzare dalla tifoseria per il buon rendimento che, al termine della stagione 1993-94 porta in dote la Coppa Italia. E nel torneo che fa seguito ai Mondiali ai quali l’Inghilterra non ha neanche partecipato, Platt migliora a tal punto le sue prestazioni – ventisei presenze e otto reti – tanto da scomodare l’interessamento dell’Arsenal, club con il quale firma a fine stagione, concludendo dopo quattro anni la sua esperienza in Italia.
TORINO
Jocelyn ANGLOMA
Il Torino non può non approfittare della retrocessione a tavolino dell’Olympique Marsiglia. E insieme a diversi suoi compagni di squadra come Boghossian e Deschamps fa rotta verso l’Italia. I granata lo scelgono per porlo a presidio della fascia destra, sfruttando le sue innate doti atletiche in aggiunta ad una buona tecnica. Jocelyn impiega un po’ per trovare il giusto ritmo, ma quando lo fa, diventa uno dei giocatori più affidabili dell’intero campionato fino ad essere indispensabile. Mette insieme ben ventinove presenze e segna quattro reti, fra cui la rete decisiva del 3-2 nel derby contro la Juventus del 25 gennaio 1995. Gioca ancora un anno con i granata, ma dopo la clamorosa retrocessione in B, passa all’Inter nel 1996-97 per poi tentare l’avventura spagnola con la maglia del Valencia.
Jean-Pierre CYPRIEN
Giunge in Italia nel novembre del 1994. Il Torino lo preleva dal Saint-Etienne, ma con il Toro non scende mai in campo, almeno fino al mese di maggio quando, in occasione delle due ultime partite in calendario, viene messo alla prova dal tecnico Nedo Sonetti. Il centrale difensivo, infatti, sta cercando di recuperare da un gravissimo infortunio, ma non sembra dare le necessarie certezze al tecnico di Piombino che, infatti, non si oppone alla sua cessione al Rennes. Ed è un peccato, perché fino a poco tempo prima, Jean-Pierre rappresentava uno dei migliori difensori a disposizione della nazionale francese. Esordisce, infatti, a Napoli contro l’Italia, ma di lì a poco si rompe il tendine d’Achille e non riesce più a riprendersi. Lo rivedremo più in là nel nostro Paese, con i colori del Lecce e del Crotone addosso.
ABEDÌ PELÉ Ayew
Con un soprannome così è impossibile non suscitare le attenzioni di tifosi e addetti ai lavori. Inoltre quando si è per tre volte consecutive Pallone d’Oro africano, è naturale che le pretese dei tifosi siano sufficientemente alte. Ed il ghanese non tradisce affatto le attese, anzi, va ben oltre ogni ragionevole aspettativa. Nell’attacco composto da Silenzi e Rizzitelli, il numero dieci ex Olympique Marsiglia e Lione s’integra alla perfezione ed al termine del campionato si contano ben dieci reti in trentadue presenze, oltre ad una quantità industriale di assist e giocate che cementano il feeling con la tifoseria torinista. Spesso risulta decisivo e le sue doppiette con Brescia, Cagliari e Reggiana costituiscono le partite perfette che il fantasista africano mette a segno durante l’anno. Peccato che l’idillio si concluda proprio in quel torneo, vista la catastrofica annata alla quale il Toro va incontro nel 1995-96, che coincide con l’addio di Abedì al campionato italiano.
Marcos Antonio Aparecido Cipriano MARCÃO
Giunge in Italia quasi per caso. L’attaccante, allora ventunenne, non riesce a trovare un ingaggio alla sua portata quando, alla fine, riesce ad avere una risposta dal Matsubara, nella Serie C brasiliana. Le vie del Signore sono infinite e Marcão ne ha la prova tangibile quando viene segnalato ad alcuni osservatori del Torino che, nel mese di novembre, ne avallano l’ingaggio. Per lui, al termine dell’anno, si contano quattro presenze e ben cinquantanove minuti al fianco di Andrea Silenzi nel 2-0 che il Toro rifila alla Lazio. Poi, nulla di più. Lo si vedrà strappare accordi annuali ai quattro angoli del globo fra Russia (Spartak Mosca), Germania (Sankt Pauli) e Svizzera (Yverdon).
di Nando Di Giovanni
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